Galbiate, l’ex pizzeria vicino al tunnel   Un rudere e riparo di sbandati

Galbiate, l’ex pizzeria vicino al tunnel

Un rudere e riparo di sbandati

L’Anas nel 2009 ottenne il via libera per la demolizione e la ricostruzione, mai fatto nulla. I sindaci: «Degrado e precarietà, il pericolo è reale»

A sinistra, il lago coi suoi suggestivi scorci; a destra, immagini da periferia urbana: sono le due facce di Sala al Barro, al confine tra la natura e il degrado dell’ex pizzeria “Capo Nord”, una storia paradossale e infinita. Allargano le braccia, in Comune: «Abbiamo fatto la nostra parte, da anni», ricorda il sindaco, Benedetto Negri. È tuttavia questo il biglietto da visita di Lecco, per chi proviene dal Monzese (via Casatenovo) e per chi, dal Milanese, lascia la 36; vi s’imbattono migliaia di automobilisti che, ogni giorno, passano sotto i piloni all’imbocco al traforo del Barro: una struttura cadente, ricoperta di graffiti e scritte, ricettacolo d’immondizia e vagabondi.

Era l’aprile del 2009 quando il consiglio comunale approvò all’unanimità la decisione di mettere una - e più - pietre sull’ex pizzeria, accogliendo al volo la volontà di Anas di demolire l’edificio, per ricostruirlo modificando la destinazione e la sagoma: l’approvazione della variante dava il via alle ruspe; «Sono passati quasi dieci anni – obietta Negri - e non è successo».

«Tuttora – manda a dire il sindaco del confinante comune di Civate, Baldassare Mauri – nutriamo fondati timori che offra riparo a sbandati, con tutti i pericoli, appunto, del caso; sembra, d’altronde, che la condizione degradata e precaria, ma stazionaria, non consenta iniziative per accelerare una soluzione»: intanto, a poche decine di metri in linea d’aria sorge la famigerata stazione ferroviaria di Civate, al centro di movimenti e spaccio, documentati da una vasta operazione dei carabinieri nei mesi scorsi.

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